Il lago villafranchiano della pianura prato - pistoia - firenze

Categoria: Geologia del territorio
Pubblicato Giovedì, 31 Marzo 2011 15: :39
Scritto da Super User
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In memoria del caro amico  Dr. Andrea Donnini


Questo intervento a riguardo dell'antico lago che un tempo ricopriva la pianura che si estende intorno a Prato e che arrivava fino a Bagno a Ripoli ad Est e fino a Serravalle ad Ovest, è mirato a ribadire la precisa e corretta inquadratura cronologica del lago stesso.

A questo proposito è necessaria una piccola premessa: la Geologia storica, cioè quella parte di Geologia che si occupa della storia del pianeta Terra, dal momento della sua formazione ad oggi, si avvale di contributi provenienti da vari campi dello scibile, sia da discipline affini o branche stesse della geologia (climatologia, vulcanologia, mineralogia, tettonica, sismologia, paleontologia, orogenesi, sedimentologia, stratigrafia, ecc.), sia da discipline più distanti, come ad esempio la fisica con lo studio del decadimento radioattivo per le datazioni radiometriche delle rocce, la chimica per l'idrolisi o la solubilità dei carbonati per mezzo di acidi o anche la diversa composizione di un magma fuso, l'elettromagnetismo per gli studi sulla polarizzazione magnetica delle rocce, la meccanica, con la quale si può studiare in laboratorio la formazione e l'evoluzione delle faglie, la dinamica dei fluidi per la corretta lettura delle tracce fossili delle correnti fluviali, ecc.

Con i contributi di tutte queste discipline si riesce a ricavare un quadro generale che è tanto più preciso quanto più riguarda eventi che sono vicini a noi; questo perché, come è facile intuire, le tracce lasciate dagli eventi più recenti hanno subito un minore deterioramento e sono quindi più facilmente leggibili. Quando le tracce che abbiamo a disposizione sembrano rivelarci eventi di una certa importanza, lì convenzionalmente posizioniamo una sorta di confine. E' così che la storia del pianeta Terra viene divisa in Eoni, Ere, Periodi, ecc.

Abbiamo così l'Eone Archeano che dall'inizio della storia del nostro pianeta arriva fino a circa 2.5 miliardi di anni fa, l'Eone Proterozoico che partendo dalla fine dell' Archeano arriva fino a circa 600 milioni di anni fa e infine l'Eone Fanerozoico che copre l'arco di tempo che da 600 milioni di anni arriva fino ad oggi. Ogni Eone è diviso in varie Ere.

L'Eone Fanerozoico è caratterizzato dal presentare reperti fossili via via più abbondanti tanto che, per quanto riguarda questo lasso di tempo, si può ricostruire una buona scala cronologica basata sui fossili.
L'Eone Fanerozoico viene quindi diviso nelle Ere: Paleozoica, caratterizzata da organismi pluricellulari in cenosi così ricche da lasciare tracce sempre più evidenti; il gruppo più rappresentativo di questa Era è quello delle Trilobiti, un
gruppo di Crostacei (l'Era Paleozoica o Primaria inizia circa 600 milioni di anni fa ed è a sua volta divisa nei periodi: Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero, Permiano), Era Mesozoica caratterizzata dal grande sviluppo dei Rettili (es. Dinosauri) ma ancora di più dalle Ammoniti, un gruppo di Molluschi Cefalopodi, veri e propri fossili -guida per questa Era (a sua volta divisa nei Periodi Triassico, Giurassico, Cretaceo. L'Era Mesozoica o Secondaria inizia circa 230 milioni di anni fa), Era Cenozoica, caratterizzata dal grande sviluppo dei Mammiferi, ma anche dalle Nummuliti, cioè Foraminiferi con guscio calcareo (Era a sua volta divisa nei Periodi Paleocene, Eocene, Oligocene, Miocene, Pliocene. L'Era Cenozoica o Terziaria inizia circa 65 milioni di anni fa), Era Neozoica o Quaternaria caratterizzata dalla comparsa dell'Uomo e a sua volta divisa nei Periodi Pleistocene ed Olocene (L'Era Neozoica inizia circa 2 milioni di anni fa). E' argomento di dibattito il fatto se sia lecito parlare di Era Neozoica, in quanto secondo alcuni autori, i periodi Pleistocene ed Olocene sarebbero da ricondursi all'Era Terziaria. Tali autori ritengono infatti che la sola comparsa dell'Uomo sia un evento troppo poco significativo perché possa giustificare il confine tra due Ere. Ne è sufficiente appellarsi alle glaciazioni (ricordiamo che l'Era Quaternaria è caratterizzata anche dalle glaciazioni denominate: Donau, Gunz, Mindel, Riss e Wurm), in quanto grandi cicli di periodi glaciali sono conosciuti come essere avvenuti anche durante l'era prepaleozoica e nei periodi Carbonifero e Permiano. L'orientamento che sembra prevalere tra i geologi e gli altri studiosi di scienze della Terra è quello di non riconoscere una distinta Era Neozoica, per contro i palentologi e i paleoantropologi sembrerebbero preferire una trattazione separata per queste due Ere.

Questo dibattito in corso, poco interessa i non specialisti e, a maggior ragione poco interessa pure a noi in questo particolare contesto; altre questioni invece non danno adito a discussioni tali e tante sono le prove a favore accumulate nei lustri e così tante le teorie contrarie che poi non hanno retto ad ulteriori verifiche!  Per esempio è errato pensare alla coesistenza del tirannosauro e dello smilodonte (una tigre dai denti a sciabola), come pure è sbagliato pensare a un ominide pescatore che cattura trilobiti:  queste coesistenze sono impossibili perché alla comparsa di alcune specie (nel nostro caso lo smilodonte e l'ominide), le altre (nel nostro caso il tirannosauro e le trilobiti) si erano estinte da decine e decine di milioni di anni.

Insomma la supposizione dell'uomo cacciatore di stegosauri non ha alcun fondamento scientifico, eppure questo non toglie che tale ipotesi molto suggestiva possa raccogliere un enorme successo nel modo della "fiction", quante volte ritroviamo questo soggetto nei fumetti, nei racconti di fantascienza o nei prodotti dell'industria cinematografica!

In ogni caso si può ben intuire che non basta il successo di una pellicola prodotta commercialmente a mettere in discussione il lavoro di migliaia di ricercatori e scienziati. Questo è lapalissiano! penserete voi, eppure questa metafora così pesante mi serve per tornare al tema principale di questo mio intervento.

Nessuno tra gli studiosi mette in dubbio l'avvenuta esistenza del lago. Gli stessi studiosi sono concordi nell'affermare che questo lago si è svuotato nel Villafranchiano (cioè al più tardi circa 600.000 anni fa!) a causa dell'erosione naturale della stretta della Gonfolina.

Eppure riscuote un grande successo l'ipotesi che il lago sia sopravvissuto più a lungo, così a lungo che a qualcuno piace pensare che l'uomo preistorico vi abbia pescato, nuotato, navigato....Ancora di più! C'è chi si spinge ancora oltre e fa "sopravvivere" il lago fino in epoca storica, così da poterlo usare come prova della mancanza di radici antiche per la città di Prato.

Tali e tante sono le prove geologiche della enormità di tale sciocchezza che non ho neppure voglia di ricordarle, mi limito a segnalare qualche opera in bibliografia.

Questa sera, dato il taglio di questo ciclo di conferenze, voglio stimolare una riflessione di tipo archeologico: se controlliamo insieme una cartina I.G.M. in scala 1 :25.000 possiamo notare una serie di località e la rispettiva quota del piano di campagna rispetto al livello del mare; più precisamente notiamo: Coiano (Prato) 72 metri sul livello del mare(m.l.m.);Case Rosse - Villa Fiorita (Prato) 71 m.l.m.; Ciliano (Prato) 66 m.l.m.; Piazza del Duomo (Prato) 62 m.l.m.; Prato - Piazza del Comune 60 m.l.m.; Prato-Ippodromo 50 m.l.m.; Villa Niccolini - Gonfienti (Prato) 50 m.l.m.; Cafaggio (Prato) 45 m.l.m.; Paperino (Prato) 40 m.l.m.;Tavola (Prato) 38 m.l.m.; Tenuta delle Cascine - Tavola (Prato) 32 m.l.m..

Per un inquadramento più preciso ricordiamo che la sede del potere civico a Firenze si trova a 50 metri sul livello del mare e che la sede del potere civico a Pistoia si trova a 65 m.l.m. Adesso vi invito ad una riflessione: noi tutti abbiamo presente la tomba etrusca di Montefortini a Comeana (Carmignano), ebbene il piano di campagna sul quale sorge la tomba si trova a 50 m.l.m., va poi aggiunto che la tomba scoperta più recentemente (ma più antica come datazione di messa in opera) è sottostante a quella ritrovata per prima, di conseguenza abbiamo che nel periodo etrusco, nel nostro territorio, la quota di 50 metri sul livello del mare era abitabile!

Viene così ulteriormente a cadere l'ipotesi di un lago che "sopravvive" fino agli Etruschi ed a quote così elevate da impedire l'aggregarsi di abitati nell'area dell'attuale centro storico di Prato (trovandosi questo mediamente a 60 metri sul livello del mare, quindi almeno 10  metri più in alto del tumulo di Montefortini!).

Ancora un' ulteriore conferma ci arriva dai vari rinvenimenti archeologici, da quelli più antichi, presentati la volta scorsa da Carlo Paoletti, fino ai più recenti, con i quali ci ha dilettato l'altra volta - e continuerà a farlo stasera - Marco Giachetti, coadiuvato, stasera, dai fondatori del Gruppo Archeologico "l'Offerente" di Prato, i benemeriti Maurizio Bini ed Alberto Bonaiuti:

Non mi dilungherò quindi su questo aspetto, limitandomi a ricordare il ritrovamento di una stratigrafia ben conservata comprendente reperti dal Rinascimento al Medioevo, e poi ancora più in basso fino a testimonianze romane ed etrusche del IV secolo avanti Cristo, ritrovata sotto il Palazzo Vescovile a Prato nel 1998 (scavo eseguito dalla dottoressa Wentkowska - Verzi) ed infine la "primadonna" del momento, per quanto riguarda gli scavi archeologici nel pratese, cioè l'emergenza di questi muri veramente notevoli, rinvenuti a Gonfienti (Prato) già segnalati nel 1997 e che adesso sono tornati con prepotenza alla ribalta con ulteriori indagini coinvolgenti un'area molto più vasta.

Nessun lago dunque in epoca storica e protostorica, bensì una serie di emergenze che da Gonfienti, passando per Pizzidimonte, Podere Banchieri, La Pietà, ecc. arriva fino in pieno centro storico sulle ali di un unico filo conduttore: quello della ricerca archeologica,. . . ma per questo lascio la parola a chi presidia il territorio con la ricerca sul campo.

 

Carta geologica del Bacino di Firenze-Prato-Pistoia


-   Da  “ I    40.000 anni di Prato“  ciclo di conferenze realizzato dal Gruppo Archeologico l’Offerente,  con la collaborazione di : Andrea Donnini, Marco Giachetti, Carlo Paoletti, Maurizio Forli (Gruppo Hobby & Scienza) e patrocinato dalla Circoscrizione Prato Nord.


Per saperne di più
-AA.VV. (1964)" The Phanerozoic Time- Scale"
-AA.VV. (1974)" Prospettive dell'Archeologia Pratese"
-AA.VV. a cura di Poggesi G. (1999)"Il guerriero di Prato Rosello"
-Azzaroli A., Cita M.B. (1967) "Geologia stratigrafica"
-Azzaroli A. (1990) " Lezioni di paleontologia dei Vertebrati"
-Bernardini E. (1989) "Toscana antica"
-Brouwer A (1986) "Paleontologia generale"
-Capecchi F., Guazzone G., Pranzini G. (1975)" Il bacino lacustre di Firenze-Prato-Pistoia, geologia del sottosuolo e ricostruzione evolutiva." Bollettino della Società Geologica Italiana n° 94.
-Cecconi A., Risi C. (1978) "Il Valdarno Superiore quando era un lago"
-Cecconi A., Cuccuini P. (1986) "L'antico lago di Firenze-Prato-Pistoia"
-Corona M. (1977) "Le civiltà preistoriche in Italia"
-De Giuli C., Ficcarelli G., Torre D. (1986) "Mammal sequences and biostratigraphy". Memorie della Società Geologica Italiana n° 86.
-Ferrara G. (1971) "Determinazione radiometrica dell'età delle rocce"
-Ficcarelli G. (1979) "The Villafranchian machairodonts of Tuscany". Palaeontographia Italica voI. LXXI
-Lattanzi Landi M.S. (1988)"Il territorio pratese nell'antichità"
-Maffei P. (1982) "L'universo nel tempo"
-Messeri P., Dessì F. (1982) "L'origine dell'uomo"
-Meri a G., Bortolotti V., Passerini P. (1967) "Note illustrative della Carta Geologica d'Italia. Foglio 106, Firenze"
-Montalenti G. (1965) "L'evoluzione"
-Nicosia F. (1975) "Aspetti archeologici del Monte Ferrato (Prato)". Atti del I Convegno di studi sul Monte Ferrato, Prato 9 -10 Giugno 1973.
-Oparin A.I. (1924) "L'origine della vita"
-Pranzini G. (1995) "L'acqua sottoterra". Il Punto del Consiag, n°49 Dicembre 1995.
-Trevisan L., Tongiorgi E.. (1958) "La Terra"
-Trevisan L., Giglia G. (1986) "Geologia"
-Wentkowska - Verzì A. (1998) "Un contributo alla storia di Prato: primi risultati delle indagini archeologiche sotto il Palazzo Vescovile.