Il 22 Settembre del 2024 è una data da ricordare per quel che riguarda l’Archeologia pratese, in quanto in una sede già di per sé ricca di suggestioni storiche e di riferimenti culturali (Villa S.Leonardo al Palco), si è tenuto un convegno sul tema facendo riferimento al territorio pratese inteso nella sua globalità, sia spaziale che temporale. Ciò non avveniva da tantissimi anni; negli incontri sull’argomento che si sono succeduti dall’inizio di questo secolo sino ad ora (pochi, per la verità) si era parlato quasi esclusivamente di Gonfienti, che comprensibilmente per la sua novità e rilevanza aveva monopolizzato l’attenzione degli addetti ai lavori, mai come questa volta l’oggetto era stato l’intero patrimonio archeologico che il nostro territorio ci ha restituito nel corso del tempo, proveniente da varie zone e da varie epoche.
Così Franco Focosi e Giacomo Fratti presentavano l’evento su Visentium, il semestrale del G.A.O.:
(22 Settembre 2024)
"La scorsa domenica alla villa del Palco si è parlato della storia archeologica di Prato, delle recenti scoperte che hanno interessato il territorio pratese e delle iniziative future in programma legate al tema. Un tema interessante non solo per gli addetti ai lavori, ma per tutta la comunità pratese, come dimostra la grande partecipazione: l'evento ha richiamato oltre cento persone. Al centro del convegno una sintesi delle ricerche a Gonfienti, la presenza etrusca sulla Retaia e nei dintorni della Villa del Palco oltre al racconto di un nuovo spazio espositivo a Palazzo Pretorio.
Sono intervenuti: Maurizio Bini (presidente del Gruppo Archeologico L’Offerente-GAO), Massimo Tarantini e AriannaVernillo (Sovrintendente Fi- Po),Veronica Bartoletti (Museo dell'Opera del Duomo di Prato), Rita Iacopino (Museo diPalazzo Pretorio), Luca Cappuccini (docente dell'Università diFirenze), Raffaella Da Vela (docente dell'università di Tubingen) e Marco Sapia (assessore ai lavori pubblici del Comune di Prato)."

Il programma della serata è quello riportato nella locandina.
Prima degli interventi dei vari relatori, nello spazio riservato come di consuetudine ai saluti iniziali e al benvenuto ai partecipanti, dobbiamo mettere in evidenza un breve discorso introduttivo di Veronica Bartoletti, direttrice dei Musei diocesani di Prato, nel quale, dopo aver ricordato il legame tra la Villa del Palco e i musei diocesani, in particolare il Museo dell’Opera del Duomo, rende noto come, circa un anno e mezzo prima, una segnalazione (Maurizio Bini del Gruppo Archeologico l’Offerente) abbia portato alla scoperta nei depositi del museo di alcuni reperti archeologici provenienti proprio dalla Villa del Palco, conservati in cassetti e mai esposti al pubblico. Da questa circostanza, prosegue, inizia una collaborazione per studiarli e restituirli al luogo di provenienza. Tali reperti quindi, dopo le necessarie procedure amministrative, saranno finalmente ricollocati alla Villa del Palco ed esposti in una teca, permettendo così di valorizzarli e di renderli finalmente accessibili al pubblico.
Seguono quindi gli interventi dei relatori, secondo l’ordine della scaletta in locandina:

Rita Jacopino
L’intervento è dedicato al significato culturale e istituzionale dell’allestimento della nuova vetrina “Prato prima di Prato” al Museo di Palazzo Pretorio, realizzata in occasione del decennale dell’apertura del museo. L’oratrice ringrazia il Gruppo Archeologico l’Offerente e la Villa del Palco per l’ospitalità, sottolineando come l’iniziativa nasca da un percorso lungo e coerente, non da un episodio isolato.
Viene ribadito il ruolo fondamentale del Museo Civico come museo della città, cioè come luogo deputato a raccontare l’identità storica di Prato nel suo complesso, non solo attraverso le grandi opere d’arte, ma anche mediante la memoria storica, civile e archeologica del territorio. In questo senso, la vetrina dedicata alla fase preurbana della città colma una lacuna storica dell’allestimento originario del museo, che già dieci anni fa prevedeva uno spazio per gli scavi di Gonfienti, rimasto però irrealizzato.
L’intervento ripercorre brevemente la storia del Museo Civico di Prato, a partire dalla Galleria Comunale istituita nel 1912, affiancata fin da subito da altre sezioni fondamentali per l’identità cittadina: il Museo del Risorgimento, le raccolte di memorie pratesi, le collezioni dedicate a Lorenzo Bartolini e Alessandro Franchi. Questo modello di museo, inteso come sintesi della storia artistica e civile locale, è ancora oggi il principio guida di Palazzo Pretorio.
In questo quadro si inserisce la nuova vetrina archeologica, che racconta la lunga durata del territorio pratese, dal Paleolitico all’età romana, attraverso reperti provenienti dagli scavi locali, integrati da un apparato multimediale. L’obiettivo è restituire ai cittadini la consapevolezza della profonda antichità e ricchezza storica del territorio, ben precedente alla nascita della Prato medievale.
L’oratrice richiama tappe fondamentali di questo percorso, come la mostra del 1978 sui reperti archeologici del museo e, soprattutto, la mostra “L’ombra degli Etruschi” del 2016, considerata un momento decisivo per la comprensione del ruolo di Prato e della Piana in età etrusca. In particolare, viene ricordata l’esposizione congiunta dei celebri bronzetti votivi provenienti dall’area di Pizzidimonte e della Villa Pieri-Capponi, tra cui l’Offerente oggi al British Museum, che ha restituito un’immagine nuova e più articolata del territorio.
Grande rilievo è dato alla collaborazione continuativa tra Museo di Palazzo Pretorio, Soprintendenza, Comune di Prato, Regione Toscana e Gruppo Archeologico l’Offerente. Accordi e convenzioni, stipulati a partire dal 2022, hanno reso possibile non solo la valorizzazione degli scavi di Gonfienti e del Mulino, ma anche la promozione, le visite guidate e la fruizione in sicurezza dei siti archeologici.
L’intervento si conclude sottolineando il valore umano e professionale di questa collaborazione tra istituzioni museali e archeologi, riconoscendo agli studiosi la piena responsabilità scientifica del progetto e ribadendo come la nuova vetrina rappresenti un tassello essenziale per completare il racconto storico della città: Prato non nasce nel Medioevo, ma affonda le sue radici in una storia molto più antica, che oggi trova finalmente spazio nel museo della città.
Massimo Tarantini
Quest’intervento è dedicato alla presentazione del percorso espositivo “Prato prima di Prato”, allestito in un piccolo ma significativo spazio del Palazzo Pretorio. La mostra si sviluppa all’interno di una singola vetrina di circa tre metri, una scelta che ha imposto una selezione rigorosa dei materiali, orientata non alla completezza ma alla costruzione di un racconto storico coerente.
All’interno di questo spazio sono stati individuati cinque momenti chiave della storia più antica del territorio pratese:
Come in ogni operazione di sintesi, alcune rinunce significative sono state inevitabili. Non sono esposti, ad esempio, i materiali provenienti da Galciana, nell’area del nuovo ospedale, dove l’archeologia preventiva ha portato alla scoperta di un tratto di strada romana di 120 metri, databile al I secolo a.C., affiancata da una zona produttiva con fornaci per ceramica e laterizi. Allo stesso modo, non trovano spazio i rilevanti ritrovamenti di Baciacavallo (1996), che hanno restituito un ingente quantitativo di ceramiche di età villanoviana (IX–VIII secolo a.C.) ma purtroppo senza un contesto stratigrafico di riferimento, ciò che ne limita le possibilità interpretative.
Il percorso espositivo e narrativo è costruito attorno a tre elementi fondamentali. Il primo è la specifica configurazione ambientale del territorio pratese, un’area ecotonale caratterizzata dall’incontro di valle, montagna e pianura. Quest’ultima, in antico, aveva un aspetto molto diverso da quello attuale, probabilmente simile a una vasta zona umida, ricca di risorse e favorevole alla pesca, alla caccia e all’insediamento umano. Il secondo elemento è la ricchezza d’acqua, fattore decisivo per la continuità di frequentazione del territorio. Il terzo è il suo porsi come crocevia tra diverse direttrici, ruolo evidente fin dal Neolitico e confermato in età etrusca e romana: Gonfienti, in particolare, si sviluppa come nodo strategico nei collegamenti tra Etruria interna, Pianura Padana e Tirreno, in una relazione quasi speculare con il sito di Marzabotto.
Dal punto di vista dell’allestimento, si è scelto di rinunciare alle didascalie connesse ai singoli reperti, integrando le informazioni direttamente nel racconto espositivo all’interno della teca. A questa scelta si affianca la realizzazione di un video, pensato come strumento complementare per offrire una diversa angolazione narrativa sulla storia del territorio prima della nascita della città di Prato.
Arianna Vernillo
L’intervento si concentra sulle scelte dei reperti esposti, chiarendo i criteri adottati nella selezione. L’obiettivo è stato quello di privilegiare la rappresentatività delle classi di materiali, intese come le categorie di reperti che documentano la vita quotidiana e le pratiche culturali delle comunità che hanno occupato a lungo questa porzione della piana pratese, dalla preistoria all’età romana.
Particolare attenzione è stata riservata al patrimonio fittile, ovvero alle ceramiche, che costituiscono una fonte privilegiata per la ricostruzione storica. Sono esposti manufatti neolitici, dell’età del Bronzo e soprattutto di epoca romana, tra cui brocche, olle e piatti in terra sigillata, ceramica fine tipica dell’età repubblicana romana.
Un focus specifico riguarda la ceramica rinvenuta nel sito etrusco di Gonfienti, in particolare quella proveniente da una sala da banchetto della grande residenza del lotto 14 (edificio 1), oggi accessibile anche al pubblico. Accanto alla produzione locale, sono stati selezionati esempi di ceramica di importazione, provenienti dall’Attica, cioè dalla regione di Atene. Questi materiali testimoniano il pieno inserimento di Gonfienti – e più in generale del territorio pratese – in un sistema di scambi a lunga distanza, che collegava l’Etruria interna non solo alla Pianura Padana e all’Adriatico, ma anche al mondo greco.
Tra i reperti esposti, Vernillo si sofferma in particolare su un minuscolo frammento di ceramica attica a figure nere, apparentemente insignificante, ma in realtà altamente eloquente. Il frammento appartiene al fondo di una kylix, una coppa da banchetto usata per bere, diffusa sia nel mondo greco sia in quello etrusco. Sul fondo è raffigurato un Satiro che suona l’aulos, il doppio flauto.
L’iconografia consente di richiamare il mito di Marsia, il satiro che raccolse l’aulos inventato da Atena e osò sfidare Apollo in una gara musicale, venendo sconfitto e crudelmente punito. Il racconto mitologico permette di comprendere il valore simbolico dello strumento: nel mondo greco classico gli strumenti a fiato erano associati alla ferinità, alla barbarie e alla tracotanza, in contrapposizione alla musica ordinata e razionale degli strumenti che possono accompagnare il canto, come la cetra, considerata espressione di armonia e civiltà.
Attraverso questo piccolo frammento ceramico emerge dunque un universo culturale complesso, che rimanda a valori, miti e modelli ideologici propri di una tradizione culturale elevata. La presenza di un oggetto simile a Gonfienti indica chiaramente che i proprietari della grande domus intendevano richiamarsi consapevolmente al mondo greco, adottandone simboli e linguaggi come strumenti di prestigio e autorappresentazione.
L’intervento si chiude sottolineando come anche un reperto minimo, se correttamente interpretato e contestualizzato, possa raccontare molto non solo sui contatti commerciali, ma anche sulle aspirazioni culturali e identitarie delle élite che abitavano il territorio pratese in età etrusca.

Massimo Tarantini
In questo intervento si affronta il tema della preistoria del territorio pratese, un ambito cronologico raramente trattato ma che, nonostante le difficoltà, si rivela estremamente ricco di potenzialità. Il contributo, che si avvale della cartografia elaborata da Luca Biancalani, mette subito in evidenza un limite strutturale fondamentale della ricerca: la sostanziale assenza di siti in giacitura primaria. Nel comune di Prato, infatti, con una sola eccezione, non è mai stato condotto uno scavo archeologico sistematico su contesti preistorici. Le conoscenze attuali derivano quasi esclusivamente da ritrovamenti di superficie, raccolti da gruppi archeologici locali, e in parte da interventi di archeologia preventiva legati a lavori pubblici.
Questa situazione comporta una povertà di informazioni stratigrafiche e rende impossibile attribuire con precisione cronologica alcuni reperti, che vengono datati soprattutto su base tipologica e tecnologica. Come è, ad esempio per i manufatti litici che sembrano indicare il primo popolamento del territorio pratese da parte dell’uomo di Neanderthal, collocandolo attorno ad almeno 50.000 anni fa. Tale datazione si basa in particolare sui materiali rinvenuti nell’area di Galceti, studiati nel 1970 da Paolo Gambassini, che li attribuì a una fase finale del Musteriano, cultura tipica del Paleolitico medio neanderthaliano.
Vari ritrovamenti genericamente riferibili al Paleolitico medio, concentrati soprattutto nell’area del Monteferrato, indicano una chiara scelta insediativa delle fasce pedemontane, favorita dalla presenza di un’importante risorsa naturale: il diaspro, utilizzato per la produzione di strumenti in pietra. Tra questi reperti compaiono manufatti realizzati con la tecnica Levallois, una tecnologia distintiva di Neanderthal che presuppone capacità avanzate di pianificazione e standardizzazione della produzione, dimostrando un elevato livello cognitivo.
Con l’arrivo di Homo sapiens in Europa (circa 42.000 anni fa), la documentazione nel territorio pratese rimane scarsa e sporadica per il Paleolitico superiore. Maggiori informazioni emergono invece da contesti successivi, legati alla frequentazione venatoria di ambienti montani, come indicano alcuni ritrovamenti sulla Calvana. Particolare rilievo assume il sito di Cantagrilli, indagato tra il 1989 e il 2003 su segnalazione del Gruppo Archeologico L’Offerente e successivamente oggetto di due campagne di scavo da parte delle università di Siena e Firenze, coordinate da Lucia Sarti. Qui è stata rinvenuta una grande quantità di microliti, piccoli strumenti litici (dell’ordine di uno-due centimetri) utilizzati principalmente per la caccia. Gli studi tracceologici hanno mostrato che questi strumenti erano impiegati sia come armi da getto sia per la lavorazione e la macellazione di materiali animali. È emerso inoltre che la produzione avveniva in loco, come dimostrano i nuclei litici rinvenuti, lavorati con una tecnica a pressione, tipica della fase di transizione tra Mesolitico e Neolitico, che rappresenta un ulteriore avanzamento nella standardizzazione produttiva.
Un elemento di grande interesse è la presenza a Cantagrilli, accanto ai manufatti litici di tradizione mesolitica, di frammenti ceramici. Questo dato apre il dibattito sull’identità delle comunità coinvolte: ultimi cacciatori-raccoglitori entrati in contatto con gruppi neolitici o primi neolitici che conservano tradizioni mesolitiche? Secondo L. Sarti et al., il contesto va attribuito a un primo Neolitico, collocabile nel VI millennio a.C., fase cruciale segnata dall’introduzione di agricoltura e allevamento, trasformazioni fondamentali per la storia umana.
Le testimonianze neolitiche nel Pratese sono numerose e ancora una volta con una importante concentrazione nell’area di Galceti, ma il complesso più rilevante sembra essere quello di Ponte Petrino, lungo il versante della Calvana. Qui si ipotizza l’esistenza di un grande insediamento neolitico di lunga durata, dedotto dalla varietà dei decori ceramici e dalla presenza di numerose macine e macinelli, che attestano in modo inequivocabile la pratica intensiva dell’agricoltura.
I materiali rinvenuti documentano inoltre l’inserimento di Prato in ampie reti di scambio: ceramiche di derivazione sia meridionale che settentrionale, ossidiana proveniente dalla Sardegna o dalle isole Lipari, pietre verdi sia locali sia di origine alpina. In questo stesso contesto sono state rinvenute anche scorie di fusione metallurgica, che, se correttamente associate ai materiali neolitici di superficie, potrebbero risalire al V millennio a.C., costituendo una delle più antiche testimonianze di attività metallurgica in Europa, ipotesi che resta comunque in attesa di conferme da contesti stratigrafici certi.
L’intervento si conclude sottolineando l’enorme potenziale dell’archeologia pratese, non solo per la preistoria ma anche per le epoche successive. In particolare, si evidenzia come alcune aree chiave, come quella del presunto grande insediamento neolitico, siano ancora libere da urbanizzazione, offrendo un’occasione straordinaria per future indagini sistematiche e per acquisire nuove conoscenze fondamentali sulla storia più antica del territorio.

Luca Cappuccini
L’intervento si apre con una serie di ringraziamenti istituzionali e personali, che delineano il quadro umano e scientifico della ricerca in corso a Gonfienti. Il relatore ricorda il ruolo determinante di Gabriella Poggesi, che per prima offrì all’Università di Firenze la possibilità di intervenire sul sito, inizialmente in regime di collaborazione e successivamente, dall’anno in corso, attraverso una concessione ministeriale ufficiale affidata al Dipartimento SAGAS. Gonfienti diviene così uno scavo universitario di riferimento per l’insegnamento dell’Etruscologia presso l’Ateneo fiorentino. Viene inoltre sottolineato il contributo fondamentale di studenti, dottorandi e collaboratori, impegnati in campagne di scavo estive e autunnali particolarmente lunghe e gravose.
Il relatore chiarisce come la scelta di scavare Gonfienti rappresenti una scelta scientifica totalizzante, che ha comportato la concentrazione di tutte le risorse di ricerca su una porzione limitata ma altamente significativa di un insediamento di dimensioni eccezionali. L’intervento si concentra quindi sulle attività svolte negli ultimi anni e sui risultati più recenti.
L’attenzione è posta su un nuovo edificio, situato a circa 50 metri dall’Edificio 1, già noto. Inizialmente individuato attraverso saggi di verifica che mostravano soltanto tratti murari di facciata, lo scavo ha progressivamente rivelato una struttura rettangolare affacciata sulla grande strada glareata, con una pianta che ricalca lo schema della domus ad atrio, ma con dimensioni standard, comprese tra i 400 e i 600 m², in linea con le abitazioni etrusche più comuni, a differenza dell’Edificio 1, eccezionale per estensione.
L’edificio presenta un ingresso centrale e ambienti laterali aperti sulla strada, interpretati come botteghe o spazi artigianali, probabilmente gestiti dal nucleo familiare allargato che occupava l’abitazione. Lo scavo è reso complesso dalla presenza di numerosi tagli e manomissioni post-antiche, tra cui solchi di aratro e grandi canali di epoca rinascimentale e moderna, che hanno in parte compromesso la conservazione delle strutture etrusche.
Un elemento di particolare rilievo è rappresentato dallo studio della strada antistante l’edificio, dove è stato individuato un porticato di fase tarda, realizzato occupando parte dello spazio pubblico. Questo “abuso edilizio” ha consentito di scavare in profondità le diverse fasi della sede stradale, rivelando almeno tre momenti successivi: una fase finale con marciapiede, una fase monumentale contemporanea all’edificio e una fase più antica ancora, tagliata dalla canaletta drenante. Questo dato suggerisce che l’impianto urbanistico ortogonale di Gonfienti sia stato realizzato su preesistenze, e non ex novo.
All’interno dell’edificio, particolare attenzione è dedicata al corridoio di ingresso, dotato di una canaletta per il deflusso delle acque provenienti da un’area aperta (impluvio). Questa canaletta mostra una complessa sequenza di interventi: ampliamento, rifacimento delle spallette e infine completa tamponatura nell’ultima fase di vita dell’edificio. La chiusura intenzionale del sistema di drenaggio è interpretata come un segnale di trasformazione funzionale dell’edificio.
Le analisi stratigrafiche consentono di distinguere chiaramente una fase monumentale, corrispondente alla casa ad atrio, e una fase finale, in cui l’ingresso monumentale viene chiuso e le murature riutilizzate per un nuovo edificio. In questa fase tarda viene realizzato un grande focolare centrale, di dimensioni eccezionali (circa 2 × 1,5 m), probabilmente destinato a un uso collettivo e non esclusivamente domestico, suggerendo una diversa funzione dell’edificio o un diverso assetto abitativo.
Il relatore presenta poi un nuovo saggio aperto verso ovest, dove è emerso un grande muro acciottolato privo di tramezzi interni, interpretabile come limite di un’area recintata o di un grande edificio non ancora completamente indagato. L’accumulo di laterizi e coppi di colmo di grandi dimensioni fa ipotizzare la presenza di un ulteriore complesso edilizio di rilievo.
Non manca un riferimento alle criticità ambientali del sito: la falda acquifera superficiale, le difficoltà di drenaggio e i recenti eventi meteorologici estremi, che hanno reso necessario l’intervento del Consorzio di Bonifica per riattivare canalette antiche e proteggere le strutture. Questi problemi attuali richiamano da vicino le stesse difficoltà idrogeologiche che potrebbero aver contribuito all’abbandono dell’insediamento etrusco.
L’intervento si conclude con una riflessione programmatica sul futuro di Gonfienti. L’area archeologica non viene concepita come un semplice sito di scavo, ma come un potenziale parco archeologico e museo a cielo aperto, capace di integrare valore storico, paesaggistico e ambientale. Tuttavia, tale prospettiva può realizzarsi solo attraverso un impegno coordinato di enti pubblici, comunità locali e istituzioni, sostenuto da risorse economiche adeguate.
Gonfienti è oggi uno scavo didattico e scientifico di primaria importanza per l’Università di Firenze: il “motore” della ricerca è stato avviato grazie all’impegno e al lavoro degli studenti, ma per passare a un regime stabile e pienamente produttivo sono necessarie risorse straordinarie, proporzionate all’eccezionalità del sito e all’ambizione di riportare alla luce e comprendere una vera e propria città etrusca.
Arianna Vernillo
L’intervento si apre con un richiamo all’eredità scientifica e metodologica lasciata dalla dott.ssa Gabriella Poggesi, cui si deve l’avvio e la lunga conduzione di una ricerca archeologica stratigrafica sistematica nella Pianura Pratese. Questa indagine, attiva da oltre vent’anni, rappresenta l’unico scavo stratigrafico continuativo dell’area e ha condotto a una delle acquisizioni scientifiche più rilevanti non solo per la Toscana settentrionale, ma per l’intera Italia centro-settentrionale: la scoperta e lo studio dell’insediamento etrusco di Gonfienti. L’intervento propone una sintesi dei principali contesti emersi nel corso delle campagne di scavo, lasciando poi spazio agli sviluppi più recenti della ricerca, tuttora in corso a cura dell’Università di Firenze.
Il sito di Gonfienti sorge in una posizione topografica strategica, alla estremità sud-orientale della pianura pratese, compreso tra il fiume Bisenzio, il torrente Marinella e il piede della Calvana, in prossimità dell’altura di Pizzidimonte. Quest’area era già nota per ritrovamenti ottocenteschi di materiali votivi oggi conservati in importanti musei internazionali, come il BritishMuseum e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Storicamente destinata all’uso agricolo, la zona è stata profondamente trasformata a partire dalla fine degli anni Novanta del Novecento in seguito ai lavori di potenziamento infrastrutturale dell’Interporto della Toscana Centrale, uno dei maggiori scali merci dell’Italia centro-settentrionale. L’area ricade oggi sotto le competenze amministrative dei comuni di Prato e Campi Bisenzio.
Dal punto di vista geomorfologico, Gonfienti si colloca su una terrazza alluvionale a circa 50 metri sul livello del mare, formata da sedimenti fluviali e naturalmente protetta dalle esondazioni del Bisenzio. Queste caratteristiche rendono il sito particolarmente adatto a un’occupazione stabile e continuativa, documentata non solo in età etrusca, ma già a partire dall’età del Bronzo (XVI secolo a.C.).
La scoperta del sito avvenne in modo fortuito durante i lavori di sbancamento per la posa di una grande condotta idrica e del relativo bacino di compenso a servizio dell’interporto. In quell’occasione furono intercettate strutture litiche realizzate con ciottoli fluviali legati da argilla, disposte secondo allineamenti regolari, e un deposito archeologico ricco di materiale fittile, tra cui elementi di copertura (tegole e coppi) e abbondante vasellame da mensa e da dispensa, riconducibile a un orizzonte etrusco arcaico. A seguito di queste scoperte, i lavori edilizi furono interrotti e si attivò una collaborazione istituzionale tra Soprintendenza, Comune di Prato e Interporto, che consentì di reperire le risorse necessarie per avviare una ricerca archeologica sistematica.
La prima grande campagna di scavo portò alla luce un vasto edificio residenziale organizzato attorno a un cortile centrale scoperto, pavimentato con una massicciata di ciottoli, sul quale si affacciavano ambienti a funzione abitativa e di servizio, come dimostra il vasellame rinvenuto. L’intero complesso era circondato da un profondo canale drenante, destinato alla regimazione delle acque, elemento essenziale ma anche problematico per l’assetto idrogeologico del sito, che fu probabilmente una delle cause dell’abbandono precoce dell’abitato etrusco di età tardo arcaica.
Questo complesso residenziale fu denominato edificio 1 del lotto 14, e consisteva in una grande casa ad atrio di circa 1.492 m², organizzata secondo un modello architettonico ben noto nel mondo etrusco e romano arcaico, con confronti diretti a Marzabotto e a Roma.
L’edificio, prospettato su un’ampia strada glareata con orientamento nord/est-sud/ovest, presenta un ingresso su vestibolo, un atrio compluviato con pozzo per la captazione delle acque e ambienti laterali con funzioni residenziali e di servizio. Particolare rilievo assumono le sale di rappresentanza e da banchetto, luoghi centrali nella vita sociale e rituale delle élite etrusche.
Durante lo scavo è stato recuperato in forma frammentaria l’intero sistema di copertura della casa, ricostruito grazie a un accurato lavoro di documentazione e restauro. Il tetto, a doppio spiovente, era realizzato con un complesso apparato di tegole e coppi, arricchito da antefisse figurate plastiche a palmetta e a menade, caratterizzate da una resa stilistica di derivazione ionica . I restauri sono stati condotti parallelamente alle campagne di scavo, grazie al sostegno economico del Comune e della Provincia di Prato, della Regione e del Ministero.
Ulteriori scavi nel lotto 15 hanno restituito altri edifici affacciati su una rete stradale regolare, con una grande strada glareata ortogonale a quella sulla quale si affaccia l’edificio 1 del Lotto 14, larga circa 10 metri. L’organizzazione degli spazi conferma un impianto urbano ortogonale, modulare, delimitato da canali drenanti, del tutto analogo a quello di Marzabotto.
La cultura materiale rinvenuta a Gonfienti riflette un livello socio-economico elevato: ceramica depurata, bucchero, ceramica d’impasto funzionale alla cucina e alla conservazione dei cibi, oltre a numerosi oggetti di importazione, come hydriai di derivazione samia e kylikes attiche. Tra queste spicca una coppa attribuita, su base stilistica, al pittore ateniese Douris (attivo tra 475 e 450 a.C.), noto per soggetti mitologici rari e colti, che attestano l’alto profilo culturale dei proprietari della residenza e, più in generale, della città.
Accanto al vasellame sono stati rinvenuti anche oggetti di prestigio, come un anello girevole in corniola con incisi una sfinge e uno scarabeo sui due lati, ulteriore indizio del rango elevato degli abitanti. L’insediamento prevedeva inoltre una pianificazione accurata del territorio agricolo circostante: la regimazione delle acque, la presenza di pozzi rivestiti in ciottoli fluviali e la divisione in lotti agrari mostrano un’organizzazione che anticipa, per molti aspetti, la futura centuriazione romana.
Il limite occidentale attualmente noto della città etrusca è stato individuato in occasione di lavori presso Villa Nicolini, dove è emersa un’altra porzione della ampia strada glareata sulla quale si affaccia la grande residenza del Lotto 14, verosimilmente l’asse principale dell’abitato. Nel suo complesso, Gonfienti si configura come un nodo strategico di primaria importanza nelle reti di scambio tra Etruria interna, area padana transappenninica e versanti tirrenico e adriatico, sfruttando i corridoi naturali delle valli del Bisenzio, del Reno e del Setta.
La crescita della città è attestata soprattutto tra il VI e il V secolo a.C., in una fase di forte vitalità economica legata allo spostamento dei traffici verso i porti dell’Etruria settentrionale, in un Mediterraneo segnato da profondi mutamenti geopolitici e dall’aumento dell’instabilità nel Sud Italia.
L’intervento si conclude sottolineando l’importanza della collaborazione tra enti pubblici (Comuni di Campi Bisenzio e di Prato), musei (Museo archeologico di Gonfienti nella Rocca Strozzi di Campi Bisenzio e il Palazzo Pretorio di Prato), e associazioni di volontariato (Gruppo Archeologico l’Offerente), che consente, nonostante risorse limitate, di mantenere accessibili i siti archeologici e di restituire alla collettività uno dei complessi etruschi più significativi dell’Italia centro-settentrionale.

Raffaella da Vela
L’intervento introduce il pubblico a un contesto archeologico radicalmente diverso da quello urbano e pianeggiante di Gonfienti: il Monte Retaia, nel sistema montuoso della Calvana, indagato con una breve ma significativa campagna di scavo condotta nell’ottobre dell’anno precedente.
La relatrice chiarisce fin dall’inizio il carattere esplorativo e preliminare dell’indagine: quattro soli giorni di scavo, in un ambiente montano estremo, lontano da qualsiasi aspettativa monumentale. Non domus aristocratiche, dunque, ma un paesaggio archeologico d’altura, da comprendere attraverso indizi minimi, dispersioni di materiali e letture territoriali.
Il contesto geografico e ambientale
Il sito si colloca presso la Croce della Retaia, a quota compresa tra i 770 e gli 810 metri, lungo un crinale che costituisce un naturale crocevia di percorsi montani. Da qui si domina visivamente un vastissimo territorio: le valli dell’Arno, del Bisenzio e della Marina, l’Appennino settentrionale, il Chianti, Monte Albano, Monte Morello, fino a scorci eccezionali che, in condizioni particolari, permettono di intravedere persino il mare e l’isola di Gorgona.
Dal punto di vista ambientale, la Retaia presenta condizioni opposte rispetto a Gonfienti: assenza quasi totale di acqua in superficie, suolo carsico, vegetazione a brughiera oggi destinata al pascolo. L’accessibilità è difficoltosa: lunghi tratti su strade carrarecce sconnesse, seguiti da un impegnativo percorso a piedi con forte dislivello, che impone il trasporto manuale di attrezzature, materiali e acqua.
L’organizzazione dello scavo e la cooperazione internazionale
Lo scavo è attivo dal 2023 nell’ambito di un accordo di cooperazione internazionale tra il Ministero della Cultura (Soprintendenza ABAP di Firenze, Pistoia e Prato) e l’Università di Tubinga, sostenuto finanziariamente dalla DeutscheForschungsgemeinschaft. L’accordo garantisce una collaborazione paritaria: condivisione dei dati, pubblicazioni congiunte e deposito dei materiali presso il Mulino di Gonfienti.
Un ruolo centrale è svolto dal Gruppo Archeologico l’Offerente, la cui collaborazione non si limita alla logistica (trasporti, manutenzione dei percorsi, allestimento delle coperture di cantiere), ma assume un valore culturale profondo: ricordare quotidianamente che la ricerca archeologica è finalizzata alla restituzione pubblica della storia, non solo alla produzione accademica.
Fondamentale è anche il contributo di associazioni locali, volontari, enti proprietari dei terreni e studenti universitari in fase avanzata (master, dottorato), selezionati per l’elevata competenza richiesta da una stratigrafia montana complessa, caratterizzata da depositi erosi e rimaneggiati, inadatti a uno scavo didattico tradizionale.
Le premesse scientifiche e l’avvio della ricerca
La Retaia non è un sito sconosciuto: ricognizioni precedenti e segnalazioni del Gruppo l’Offerente risalenti al 2004 avevano già individuato materiali etruschi di età arcaica e classica, analoghi a quelli di Gonfienti (orci, ziri, ceramica da cucina). Tali dati sono riportati nella Carta archeologica della Provincia di Prato, pubblicata nel 2011.
Nel 2019, all’interno di un progetto di ricerca più ampio dedicato al ruolo delle risorse e della mobilità umana nell’Appennino settentrionale, la relatrice ha riconsiderato questi indizi, inserendoli in un sistema GIS volto alla ricostruzione delle reti viarie antiche. L’attenzione si è concentrata su un nodo apparentemente marginale ma strategico, lungo i collegamenti tra Gonfienti, Marzabotto e l’Etruria padana.
Da qui la decisione di avviare una verifica sul campo, resa possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza e formalizzata attraverso l’accordo internazionale.
I risultati preliminari dello scavo
Le indagini si sono avvalse di rilievi topografici avanzati mediante drone e modellazione digitale del terreno, che hanno permesso di individuare un’area coerente di frequentazione compresa tra gli 800 e gli 810 metri di quota, attraversata dalla via di crinale.
Sono stati aperti due saggi principali:
I materiali, molto frammentari, non sono ancora restaurabili né disegnati, ma risultano sufficienti a confermare una frequentazione etrusca stabile.
Prospettive di ricerca
La prossima campagna si pone due obiettivi principali:
L’interesse del sito risiede anche nella possibilità di illuminare aspetti della vita quotidiana di fasce sociali non élitarie, normalmente invisibili nelle necropoli monumentali e nelle grandi città.
Conclusione
L’intervento si chiude con un invito alla partecipazione pubblica: durante la successiva campagna di scavo, il sito sarà visitabile accompagnati dai membri del Gruppo Archeologico, non tanto per osservare reperti spettacolari, quanto per comprendere come lavora l’archeologia sul campo in un contesto montano complesso.
La Retaia emerge così come tassello fondamentale per comprendere il sistema territoriale etrusco tra pianura e montagna, tra città e crinale appenninico, ampliando e completando il quadro tracciato dagli scavi di Gonfienti.
Maggio 2025
In ricordo della Dott.ssa Paola Perazzi
Una guida, una presenza, un punto di riferimento
Il nostro gruppo archeologico (G.A.O.) desidera ricordare con profonda gratitudine e commozione la Dott.ssa Paola Perazzi, già funzionaria della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana, venuta a mancare il 30 maggio 2025 a Firenze.
Nel corso degli anni Paola è stata per noi una guida autorevole e attenta, capace di riconoscere il valore della passione quando è sostenuta da serietà, metodo e rispetto delle regole. Ha creduto nel nostro lavoro, lo ha seguito con continuità e ci ha insegnato che la ricerca archeologica non è solo entusiasmo, ma anche responsabilità e tutela del patrimonio comune.
Con il suo rigore, sempre accompagnato da disponibilità e partecipazione umana, ha contribuito in modo determinante alla crescita del gruppo, lasciando un segno duraturo nel nostro modo di operare e di intendere l’archeologia.
Ricordiamo con tenerezza di quando ci chiamava “i suoi bambini”, osservandoci muovere i nostri primi passi incerti nel mondo dell’archeologia per noi ancora sconosciuto ma da cui ci sentivamo inesorabilmente attratti, e proviamo profonda commozione al pensiero che, come siamo venuti a sapere da chi l’ ha frequentata nell’ultimo periodo della sua vita, al sentire nominare il G.A.O.” le si illuminavano gli occhi”.
«Ci ha istruito e guidato per tanto tempo, insegnandoci la tutela del patrimonio archeologico. Nel suo rigore sapeva però coinvolgerci sempre in meravigliose avventure.
Circa venti anni fa io e lei facemmo un patto di non tradirsi mai: lo abbiamo rispettato fino alla fine, e forse gli dèi ci hanno protetto.
Mi mancheranno la sua professionalità e la sua appartenenza alle istituzioni.»
(Maurizio)
Con riconoscenza e affetto, il nostro gruppo conserverà il ricordo di Paola Perazzi come esempio di professionalità, correttezza e umanità. Il suo insegnamento continua a vivere nel nostro modo di lavorare e di guardare al patrimonio archeologico che ci è stato affidato, e sempre continuerà ad accompagnarci nelle nostre ricerche.

Gennaio 2025
Nasce “Visentium”, il notiziario ufficiale del Gruppo Archeologico l’Offerente
Presentazione
Il desiderio di poter offrire a tutti i soci e ai nostri simpatizzanti, qualcosa di tangibile, che restasse a testimonianza dell'attività svolta in tanti anni di ricerche, ci ha indotti a compilare questo modesto lavoro.
Certamente non è e non sarà questo, il nostro libro dei ricordi, ma potrà offrire l'occasione per un dialogo ed una più vasta conoscenza del territorio pratese.
Attraverso questo notiziario che si svilupperà in modo semestrale vogliamo raccogliere quelle testimonianze archeologiche che il gruppo andrà ad effettuare nei prossimi anni a venire.
Tramite queste pagine abbiamo voluto iniziare con la descrizione dei luoghi, costruzioni antiche, collaborazione con la Sovrintendenza, ricerche ecc.
Il notiziario che inizia con una periodicità semestrale, sarà una rassegna di fatti e di cose della nostra storia, sia presente che passata, che si avvarrà della volenterosa collaborazione di quanti vorranno prendere parte a questo lavoro.
Abbiamo preso lo spunto dalla pubblicazione che il Gruppo Archeologico Pratese fece nel 1975, ed era chiamato “Antiquarium”, cercando di ripercorrere le linee guida che avevano animato il gruppo.
Desideriamo ringraziare tutti i soci per le attività svolte e chi leggendolo ne consentirà il miglioramento.
Gruppo Archeologico l'Offerente
Il notiziario è visualizzabile, cliccare sull'immagine della copertina o sul seguente indirizzo web:
https://www.sfogliami.it/fl/310480/nvp7cqz29brvzjyvf8cumm6d2pp4cyfj#page/1
Febbraio 2023
Da "NOTIZIE DI PRATO" del 02.02.2023:
Nel parco di Galceti riportata alla luce un'antica cisterna finora mai comparsa in nessuna mappa
Ritrovata lungo il sentiero 412. Era utilizzata per portare l'acqua a Villa Fiorelli poi, durante la seconda guerra mondiale, come rifugio antiaereo. La scoperta fatta dal gruppo "L'Offerente"

Nel parco di Galceti, lungo il sentiero 412, è stata riportata alla luce un'antica cisterna, che dapprima è stata utilizzata per portare l'acqua a Villa Fiorelli poi, durante la seconda guerra mondiale, come rifugio antiaereo.
A scoprirla Franco Focosi e Giacomo Fratti del Gruppo archeologico “l'Offerente”, su segnalazione di Riccardo Barni che gestisce la pagina facebook Sentieri di Prato. “Come ogni scoperta – spiegano i due archeologi – è stato un momento emozionante, ci sono voluti due mesi per ripulirla dalle erbacce e dalle piante ma ora è visibile in tutta la sua bellezza”. Una costruzione di 15 metri di larghezza e 8 di altezza che al suo interno conserva una cisterna, simile a quella di Carteano, protetta da una condotto interno a volte. “La cosa più strabiliante – spiega Fratti – è che non c'è traccia di questa struttura in nessun libro o mappa. Siamo riusciti a risalire alla sua funzione di bunker attraverso i ricordi di qualcuno che l'ha utilizzata”.

Che servisse a portare l'acqua a valle, è chiaro dai condotti e dalla presa d'acqua che entra nella roccia per 9 metri, da dove sgorga ancora un piccolo ruscello quando la falda si alza. “Abbiamo notato anche delle longarine probabilmente servivano per sostenere una pensilina costruita per proteggere le donne che andavano al lavatoio. Ma questa è un'ipotesi”.



Dicembre 2022
In ricordo dell’ Assessore Giuseppe Vannucchi .... (di Maurizio Bini)
Ci ritroviamo qui, su questa pagina, a commemorare un eroe della cultura pratese, un personaggio che pur ricoprendo la carica di assessore, e quindi avendo quotidianamente a che fare con la politica, per tutta la durata del suo mandato non è mai sceso a compromessi, in un epoca in cui il compromesso politico era, come è ancora, all’ordine del giorno.
Mi ricorderò sempre delle battaglie da lui combattute per salvare la città etrusca di Gonfienti dalla cementificazione selvaggia, dei nostri incontri in assessorato, delle nostre visite al sito archeologico che stava venendo alla luce, delle nostre partecipazioni a eventi promossi per far conoscere alla cittadinanza la realtà etrusca pratese …
Lo voglio ricordare così, come un vero combattente della Cultura, che ha sempre dato il meglio di sé affinchè la bellezza, che è patrimonio di tutti, sia veramente alla portata di ognuno di noi, che possa essere in ogni momento oggetto della nostra ammirazione, senza impedimenti.
Per rappresentare al meglio la sua idea della Cultura, e l’insegnamento che ha voluto lasciare a noi, voglio riportare qui di seguito alcune sue citazioni che sono rimaste impresse nella mia mente in modo indelebile:
- Cultura di vivacità non è soltanto intrattenimento
- Cultura sono gli stessi suoi muri, i ricordi, i progetti arditi verso il futuro, la sua spiritualità
- Cultura è partire per lunghi viaggi a diffondere il proprio lavoro, o arrivare qui da terre lontane per trovare lavoro
- Cultura sono ampi spazi di libertà per i nostri ragazzi e strumenti per diventare qualcuno
- Cultura è cercare consenso sui valori comuni di bellezza, di lealtà, di grandezza
- Cultura è garantire a tutti una volta tanto il diritto alla felicità
Concludiamo dicendo che insieme a questa persona abbiamo condiviso e ci siamo persi in un sogno; allora eravamo giovani, impavidi e fieri.
Rimane un bel ricordo che nessuno può cancellare, ma che va difeso dall’usura del tempo, e da tramandare con profonda passione.
Adesso però vince la commozione ….
Si è spenta una luce
Ciao Assessore

Settembre 2022
In ricordo del Prof. Sergio Nannicini ... (di Franco Focosi)
Provare a parlare del Prof. Nannicini e del suo impegno nei vari campi in cui è stato presente attivamente è cosa ardua, vuol dire abbracciare tutte le branche del sapere degli ultimi 70 anni concernenti la nostra città (arte, letteratura storia e musica le sue passioni).
Innanzitutto la scuola, nella quale si è distinto come educatore nei lunghi anni nei vari istituti di Prato, prima come professore e poi come preside. Impegnato nelle istituzioni (Seniore della Biblioteca Roncioniana, socio della fondazione Cassa di Risparmio e fra i promotori della Provincia di Prato); attivo da sempre nella ricerca, lo studio e la conoscenza diretta del nostro territorio, per la qual cosa lo definirei una vera e propria memoria storica della città, grande sostenitore delle battaglie per la salvaguardia e valorizzazione della storia, cultura e tradizioni della sua Prato in “Italia Nostra e Gruppo Archeologico Pratese”.
Un uomo al servizio della città
Tutto quello che ha lasciato nei testi da lui scritti e nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo è testimonianza del suo impegno nei vari campi ….
Ho avuto il privilegio di conoscere il professore e le sue particolari doti umane e didattiche per l'insegnamento come suo alunno, al Liceo Scientifico Copernico, nei primi fervidi anni di vita dell' Istituto. Mitiche e da molti studenti ricordate le innovative passeggiate in Calvana che diventavano vere e proprie lezioni, immersi nella natura; ”Camminare giova alla mente” ripeteva spesso.

Ho continuato anche negli anni seguenti ad incontrare il professore diventandone naturalmente amico. Fra i numerosi interessi a cui si dedicava c’era pure quello per l'archeologia del territorio, che ha coltivato fin dagli anni 70 con il gruppo archeologico Pratese; fu il primo ad asserire la presenza Etrusca nel nostro territorio, cosa che in quegli anni era ritenuta improbabile. Conservo ancora una foto di quegli anni, scattata durante una gita sul poggio Castiglioni dove il professore ci indicava la probabile tomba fra le antiche muraglie presenti.
La scoperta della città Etrusca sul Bisenzio a Gonfienti nel 1997 avvalorava tutte le sue tesi, e zittiva definitivamente tutti coloro che lo ritenevano un visionario. Ha continuato poi negli anni a seguire le varie ricerche, sviluppate anche dal G.A.O. ( Gruppo Archeologico L’ Offerente) nato dalle ceneri del precedente gruppo, dando sempre consigli e spunti per nuove indagini, e fin da ultimo si è interessato e ha sostenuto le nostre ricerche.
Mi piace riportare una sua mail che mi mandò nel 2005 quando, sulla scia della scoperta di Gonfienti Etrusca, cominciammo con il suo aiuto la ricerca di tumuli in tutta la Calvana, fino a quando fu ritrovata la necropoli etrusca della Lastruccia in località “La Pozza”. Dalla mail scritta con il suo caratteristico e particolare linguaggio aulico si capisce quanto grande fosse la passione per l’argomento, e quanto l’educatore fosse presente nell’incoraggiare e spronare alla curiosità e alla ricerca:
Cosi’ mi piace ricordarlo: in cammino con lo zaino in spalla sui sentieri della sua Calvana, mentre ci indica le specie piu’ particolari di orchidee selvatiche, e ci racconta la storia di quelle chiesine che si trovano sparse nei nostri poggi e di quelle mura misteriose che incontriamo nel cammino.
Buon viaggio Sergio

Novembre 2016
L’Antico Lavatoio di Carteano
Ripulito e reso di nuovo visibile e fruibile da noi del Gruppo Archeologico "L'Offerente"
Il borgo di Carteano è situato a 160 metri sopra il livello del mare, nella zona Nord di Prato sul lato collinare alla sinistra del fiume Bisenzio, sulla strada Etrusco Romana che da Filettole conduce a Canneto.
Nucleo antichissimo, forse fondato dai Romani (il nostro gruppo archeologico alcuni anni fa ritrovo’ in quella zona alcuni tumuli di epoca imprecisata e una cisterna, che chiamammo “Fonte Sacra”).
In seguito la zona fu presidio longobardo. La chiesa di San Paolo che domina il borgo conservava fino a pochi anni fa,al suo interno la famosa Madonna del Rosario: stupendo dipinto della scuola di Giotto, ora al museo dell’opera del Duomo. Lo stesso culto verso San Paolo, santo che fu convertito al cristianesimo, potrebbe significare una somiglianza con le popolazioni longobarde convertite alla fede cristiana.
La zona di Carteano è ricca di acqua e di vegetazione e per questo nel XVII secolo si decise di progettare un Condotto Reale delle Fonti.
Il piano della captazione delle acque dalle sorgenti di Carteano, del Palco e di Filettole, sulle pendici della Calvana, era stato elaborato nel 1639 dall’allievo di Pietro da Cortona, Bernardino Radi (Cortona, 1581 - Roma, 1643), cui subentrò nel 1641 l’ingegnere granducale Alfonso Parigi (Firenze, 1606-1656), deceduto prima del termine dei lavori, conclusi dall’architetto e scultore Ferdinando Tacca (Firenze, 1619-1686).
Il programma iniziale del Condotto Reale delle Fonti prevedeva di raggiungere una fontana pubblica nel centro cittadino e includeva un circoscritto numero di allacciature.
Tutta l’operazione venne finanziata dai Ceppi, con il concorso di alcune facoltose famiglie pratesi che «pur di aver una qualche particella di acqua in casa si erano offerte di contribuire nelle spese».
Le fonti storiche cosi’ descrivono il primo tratto: “ il condotto prende le mosse dalla “Conserva di Carteano”, da cui attingevano l’acqua un abbeveratoio e un lavatoio, seguiti dal “vivajo della chiesa”.
Il Lavatoio di cui ci siamo occupati è inserito tra la chiesa e il borgo.
Quando siamo arrivati, nel settembre 2016, il manufatto da tempo versava in uno stato di degrado in conseguenza della crescita di molte piante infestanti, completamente coperto da terra di riporto e in stato di abbandono; così ci siamo attivati per cercare di preservare questa significativa testimonianza di vita vissuta, appartenente al passato di questa piccola frazione.



Per prima cosa abbiamo riportato alla vista gli splendidi muri a secco che contornano il manufatto e il corridoio di accesso, quindi siamo passati alla ricerca dei gradini di accesso ed infine della base del lavatoio e del selciato originale, che su piano inclinato permetteva all’acqua piovana di andare fino allo scarico in fogna.



Il Lavatoio come Monumento e Memoria Storica. Non un lavatoio astratto, ma quello vero, quello che ha visto la fatica e il sacrificio delle lavandaie, ma anche uno dei pochi luoghi di aggregazione femminile nel quale le donne potevano andare senza essere accompagnate, quello che ha udito storie di vita, i pettegolezzi, la voce di quei bimbi che le mamme dovevano portarsi dietro.
Il lavatoio è un piccolo manufatto e potrebbe apparire a molti oggigiorno come cosa inutile, da nascondere, da eliminare, ma in realtà è una testimonianza concreta della vita sociale delle passate generazioni.
Per queste ragioni gli antichi lavatoi dovrebbero essere conosciuti, tutelati ed apprezzati come siti storici, secondo le direttive emanate anche dall’Unione Europea.
Questo è il contributo che il G.A.O. offre a questa causa (Novembre 2016)

16 Ottobre 2016
16 ottobre 2016 “ LA MARCIA GIUSTA 2 ”

Si è svolta Domenica 16 ottobre 2016 la seconda camminata o marcia per Gonfienti , organizzata anche quest’anno dal “GRUPPO DI VIGILANZA IN DIFESA DEGLI SCAVI DI GONFIENTI ” guidati da Maila Ermini e il prof. Giuseppe Centauro.
Anche noi del Gruppo Archeologico L’Offerente (G.A.O.) abbiamo aderito all’ iniziativa e, insieme ad un manipolo di una trentina di irriducibili sostenitori della salvaguardia del sito etrusco, in una splendida giornata quasi estiva siam partiti da piazza del Comune, con tanto di locandina spillata per far conoscere la motivazione della marcia, per il rituale attraversamento della città per poi immettersi sulla ciclabile ed arrivare davanti ai cancelli della Domus e della Città Dimenticata.
Il giorno scelto coincideva con quello dell’inaugurazione del nuovo centro dell’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” finanziato e sostenuto da Governo, Regione e Comune, amplificato dai media da diversi mesi e che sapevamo avrebbe richiamato un folto pubblico, e notevole era il contrasto con il nostro piccolo ma motivatissimo gruppo che camminava a pochi metri di distanza da quell’evento .
Le sorti della città Etrusca ad oggi sembrano segnate: In questi giorni siamo venuti a conoscenza che i pezzi pregiati sono già in deposito a campi Bisenzio nel futuro museo archeologico di Rocca Strozzi, e con il rischio che il 24 Ottobre venga stabilito il passaggio allo Stato sia dei terreni che del Mulino Ginori (dove sono in deposito molti altri reperti), e quindi che sia molto piu’ difficile anche l’ipotesi del Parco Archeologico.
Pensare che sarebbe una grande opportunità per la nostra città avere a poca distanza un museo e un parco a testimonianza delle nostre origini, e un centro di arte contemporanea per progettare la città del Futuro.
Ci piace sperare che la nostra piccola testimonianza e la giornata di sole possano dissolvere le molte ombre che ancora avvolgono il futuro della città sul Bisenzio.




In concomitanza con l’evento di cui sopra la nostra associazione (G.A.O.) ha voluto esprimere tutta la sua delusione e indignazione per il trasferimento dei reperti di Gonfienti a Campi Bisenzio con un comunicato inviato ad alcuni giornali cittadini con richiesta di pubblicazione, che riportiamo integralmente qui di seguito :
"Questa notizia del trasferimento dei reperti di Gonfienti fuori del territorio cittadino non può non colpire ed addolorare chiunque di Prato abbia un minimo di interesse per la sua città e per la sua storia; quando poi quest’interesse è quasi ventennale, quando si è assistito in prima persona al ritorno alla luce della città etrusca, si è contribuito attivamente alle ricerche in loco, e si è seguito per lunghi anni con passione lo svolgimento della vicenda avendo sempre in mente i benefici che ne avrebbe potuto trarre la nostra città, ci si sente veramente mortificati e defraudati di un qualcosa di inestimabile.
Così ci sentiamo ora noi del Gruppo Archeologico l’Offerente: noi che dal 1994 abbiamo ricercato antiche tracce della nostra storia, alcuni di noi erano ragazzi quando hanno cominciato a segnalare importanti scoperte, noi che abbiamo contribuito fortemente alla realizzazione della Carta Archeologica della nostra Provincia, noi che siamo andati per anni nelle scuole a raccontare ai bambini le bellezze e le prospettive della città etrusca; anni e anni al servizio della nostra città senza mai chiedere un euro solo per puro entusiasmo e sfrenato amore per Prato.
Abbiamo incontrato tutti gli assessori alla Cultura da 1994 ad oggi, abbiamo lottato con tutte le nostre forze per poi venire ripagati in modo così insopportabile: vedere il patrimonio archeologico culturale di proprietà di tutti i pratesi volare in un’altra città che c’entra ben poco con Gonfienti. Vogliamo chiarire: le indagini effettuate fino ad ora non sono state fatte nel territorio del comune di Campi, quindi si sta parlando di reperti rinvenuti nel comune di Prato, tranne i manufatti dell’età del bronzo raccolti durante la costruzione della strada Perfetti-Ricasoli (che comunque, detto per inciso, sono stati segnalati da noi).
Allora, considerando tutto questo, come si fa ad accettare la realizzazione di un museo in un comune dove i materiali storici non sono stati reperiti all’interno dei suoi confini comunali ? Sia chiaro, questo non è campanilismo, per noi resta valido il principio che i reperti archeologici non vanno portati fuori dal contesto nel quale sono stati trovati, altrimenti si fa un torto alla verità, alla storia di quel territorio.
I più anziani di noi conservano ancora l’amaro ricordo di quello che avvenne dopo la mostra sull’ Archeologia Pratese del 1974 (guarda caso, è terminata da poco la mostra a Palazzo Pretorio) : alcuni reperti andarono a Carmignano, altri non si sa che strada abbiano preso. Desideriamo ardentemente che non succeda la stessa cosa ai ritrovamenti di Gonfienti.
A questo punto pretendiamo delle spiegazioni; il contentino del Parco Archeologico non ci basta, ci sembra solo una bella pratesata. Che senso ha un Parco Archeologico senza un Museo locale, un Museo che possa contenere tutti i reperti che sono stati trovati nell’ambito del suo territorio ? Quel Museo dell’Archeologia pratese di cui si parla da anni e che le varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo non sono mai state capaci di realizzare. Invece di lottare per difendere il nostro patrimonio, noi lo barattiamo per chissà che cosa. ALLUCINANTE !! "
Il Gruppo Archeologico "L'Offerente"
19 Marzo 2016
L'ombra degli Etruschi - Museo di Palazzo Pretorio

Tempi lenti dell'archeologia a Prato ....
L'ultima mostra sull'archeologia a Prato risale al settembre-ottobre 1974 e si intitolava " Prospettive dell' Archeologia Pratese" : reperti dal Paleolitico al Medioevo; la sede della mostra era stata concessa dalla comunità francescana del convento di San Domenico.
L' iniziativa, nata dalla collaborazione fra l'allora Azienda Autonoma di Turismo e il Gruppo Archeologico di Prato con la supervisione della Soprintendenza dell'antichità dell'Etruria, voleva appunto dare delle prospettive e delle indicazioni per futuri studi e ricerche sul nostro territorio.
La manifestazione ebbe un grande successo, tanto che ancora adesso è ricordata fra gli addetti ai lavori, e gran parte della riuscita di quella manifestazione fu dovuta all' efficacia della collaborazione fra i vari enti e gruppi, che si muovevano su piani diversi di competenze, ma animati da un comune interesse per la ricerca e la conservazione del patrimonio storico e culturale.
Sono passati 42 anni da quell'evento, alcuni enti e gruppi sono spariti, altri nuovi sono stati creati, e molti responsabili della Soprintendenza si sono alternati alla sua guida; una flebile fiammella si è mantenuta accesa, grazie alla costanza e alla passione di alcuni studiosi e del Gruppo Archeologico l'Offerente che ha continuato, fra mille ostacoli, la capillare ricerca sul campo. Poi nel 1996 è stata scoperta a Gonfienti " la città etrusca sul Bisenzio" che avrebbe dovuto dare linfa nuova a tutta una serie di iniziative e opportunità per la città , ma delle quali per ora non è rimasto altro che parole nel vento.
Siamo così arrivati a questo Marzo 2016. Da Marzo a Giugno si è aperta a Palazzo Pretorio la mostra " L'ombra degli Etruschi " : Una produzione unica. Oltre trenta preziosi reperti, alcuni mai visti, una produzione di pregio tra cippi, stele e bronzetti per raccontare una storia ricca di suggestioni, che ricostruisce le lontane radici culturali di quest’area della Toscana, passando per Prato con la città di Gonfienti.
In mostra dieci bronzetti e 24 monumenti in pietra (cippi e stele) decorati a rilievo, appartenenti a famiglie gentilizie che ponevano sulle proprie tombe l’immagine di se stesse, quella che volevano trasmettere all’esterno. Si tratta delle “pietre fiesolane”, una delle produzioni che meglio caratterizzano un’ampia porzione di territorio fra pianura e collina dal Mugello alla Val di Sieve, dall’area fiorentina e fiesolana fino a quella pratese e pistoiese. La mostra riunisce per la prima volta in una sede unica i pezzi più pregiati in funzione della loro rappresentatività sul territorio.
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La sezione (figure di bronzo ) è dedicata all’universo del sacro, riconducibile all’area dove nel VI secolo A.C. venne fondata la nuova città di Gonfienti, testimoniata da figure di devoti in bronzo e dalle raffigurazioni presenti su un’importante kylix (coppa) attica a figure rosse, attribuita al celebre pittore ateniese Douris. La maggior parte del bronzetti votivi proviene da collezione privata (gia' presente alla precedente mostra Prospettive dell'archeologia Pratese) oltre a un inedito che arriva dagli scavi di Gonfienti (area Interporto) e mai esposto finora. Questi manufatti, destinati a un ceto medio “allargato” piuttosto che all’aristocrazia etrusca, venivano prodotti in loco e rappresentavano la dedica dell’offerente alla divinità. Due esemplari si distinguono per l’alta qualità artistica e per la ricchezza dei dettagli: l’Offerente di Pizzidimonte conservato al British Museum di Londra dalla fine dell’Ottocento, di cui si espone una riproduzione, e il giovane nudo, forse proveniente dalla stessa area, facente parte delle collezioni più antiche del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.



Un bell'allestimento, con giochi di luci e di ombre per esaltare i materiali presenti, e una mappa per individuare la collocazione geografica dei reperti.

Speriamo che questo evento sia finalmente l'inizio di un vero interessamento e ripensamento di tutta l'area archeologica di Gonfienti, che per ora ha mostrato, quella sì, poche luci e moltissime .... OMBRE.
La notizia apparsa il 1° Ottobre sulle News di Google nella sezione dedicata alla cronaca locale aveva un titolo di quelli che fanno saltare sulla sedia, perlomeno coloro che sono appassionati dell’ argomento: “L'insediamento di Gonfienti apre le porte dopo il restauro”, e continuava così: “ Domenica 5 ottobre l'associazione pratese "Amici dei Musei" organizza questa spettacolare visita a cielo aperto …. Il territorio di Gonfienti fra l’età del Bronzo e l’età etrusca. Domenica 5 ottobre (ore 15) sarà possibile visitare – se le condizioni meteorologiche lo consentiranno – uno dei complessi residenziali dell’insediamento etrusco arcaico di Gonfienti, individuato a partire dalla seconda metà degli anni Novanta a seguito della realizzazione dell’Interporto della Toscana Centrale….”
C’era da non credere ai propri occhi, perché un evento di questo tipo non si verificava da tempo immemorabile; però, pensandoci bene, nei mesi precedenti c’erano state alcune notizie che avevano fatto pensare che qualcosa si stava muovendo: Il Consiglio Regionale della Toscana aveva deliberato l’acquisto dell’ intera zona archeologica di Gonfienti attualmente proprietà della società Interporto, dando luogo così all’inizio di un percorso dal privato al pubblico, condizione necessaria per eventuali finanziamenti; e pochi giorni fa infatti era stato firmato un protocollo d’intesa tra la Regione ed il Comune di Prato per finanziare, tra le altre cose, anche l’ampliamento di Gonfienti , in cui ci si proponeva di realizzare un intervento di miglioramento dell'area archeologica della zona suddetta, creando una "Rete per l'Archeologia" che avrebbe consentito “un effetto di valorizzazione reciproca tra l'area di Gonfienti e quella limitrofa di Carmignano.”
Bisogna ricordare inoltre che era già scaduta da qualche mese la data termine dei lavori di ripulitura e consolidamento delle strutture del lotto 14, la ben nota villa, o Domus, etrusca. Questa opera di primo intervento era stata annunciata l’anno scorso dal presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, dopo avere avuto l’assicurazione della Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana, e la garanzia economica da un accordo tra Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio.
Comunque sia, onore al merito agli Amici dei Musei che, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici, hanno organizzato in corrispondenza dell’ XI Giornata Nazionale della loro Associazione questo bellissimo evento, con il titolo “IL MUSEO CHE NON C’E’”, titolo quanto mai emblematico per quanto riguarda la nostra città.
Il programma della giornata era riportato nell' invito/locandina che segue:

Commentando a caldo lo sviluppo della visita di Domenica, la prima impressione che abbiamo avuto è che neanche gli organizzatori si aspettassero un affluenza di pubblico così alta: la partecipazione avrebbe dovuto essere su prenotazione, ma a fine giornata alcune stime parlano di circa quattrocento persone.
Gli archeologi si sono dovuti così suddividere il lavoro: a fare da guida c’erano la Dott.ssa Gabriella Poggesi, il Dott. Giovanni Millemaci e la Dott.ssa Lucia Pagnini.
Come ci si poteva aspettare, sempre alto il livello di interesse e d’attenzione dimostrato dal pubblico intervenuto; le domande si susseguivano : - E la necropoli ? - . - Quali erano i rapporti della città etrusca con Marzabotto ?- , - Sotto i locali dell’ Interporto ci saranno altri resti etruschi ? –

Alla fine del tempo dedicato all’osservazione dei resti della villa etrusca, i partecipanti si sono diligentemente avviati al Laboratorio di restauro situato nell’ex mulino di Gonfienti, distante circa 10 minuti di cammino, e diligentemente anno atteso il loro turno per vedere la ricostruzione ridotta del tetto della Domus (venivano fatti entrare a piccoli gruppi).


Infine, come da programma, sono stati fatti entrare nella sala conferenze dove hanno potuto ammirare alcuni dei reperti ritrovati negli anni in cui si è scavato (c’era anche la famosa kylix di Douris), ed ascoltare le esposizioni della Dott.ssa Paola Perazzi, della Dott.ssa Poggesi e l’intervento dell’assessore alla Cultura Simone Mangani.
Degna di segnalazione la relazione tenuta dalla Dott.ssa Perazzi, la quale ha ricordato al pubblico presente che Gonfienti non è importante solo per gli Etruschi: nella campagna di scavi che è seguita alle prime scoperte sono venuti alla luce anche i resti di un villaggio dell’Età del Bronzo di circa 4.000 mq di estensione, il più grande della Toscana. In particolare, in questo contesto è stata trovata dell’ambra, e ciò farebbe supporre che Gonfienti si trovasse lungo il percorso del commercio di questa preziosissima resina fossile proveniente dal Nord Europa, e avesse quindi contatti con la Romagna costiera e le terre al di là degli Appennini; insomma una posizione strategica già nel periodo del Bronzo Medio, dunque già diversi secoli prima della città etrusca.
Concetto questo ribadito dalla Dott.ssa Poggesi nella sua relazione, che poi ha messo in evidenza la complementarietà tra la zona carmignanese, con le sue necropoli di Comeana, Prato Rosello, (città dei morti), e Gonfienti (città dei vivi), e la necessità di un continua manutenzione del sito, accompagnata per quanto è possibile da una fruizione che è mancata nel passato per troppo tempo, con visite guidate, etc…
Di questo ha parlato poi anche l’assessore Mangani, il quale, dopo aver accennato brevemente all’ accordo tra il Comune di Prato e la Regione, ha preannunciato un programma di visite guidate per le scuole da effettuarsi entro Natale.
Nel frattempo su uno schermo veniva proiettato un filmato sulla città etrusca e sulla sua storia, passata e presente.



Volendo a fine evento trarre un bilancio di questa Domenica 5 Ottobre, il giudizio non può essere che positivo, al punto da farci dimenticare, almeno per un giorno, tutti questi anni di disattenzione pressoché totale, e farci sperare in un nuovo inizio, in una nuova rinascita, dopo quella dell’ormai lontano 1997, di questa città che nello stesso luogo dove ora siamo noi molti secoli fa ha vissuto e prosperato.

Ecco un’ altra data da ricordare, nel panorama desolante che da troppi anni ormai caratterizza l’argomento Gonfienti, o meglio la città etrusca sul Bisenzio scoperta in questa località nell’ ormai lontano 1996.
Grazie ad una iniziativa promossa dal Gruppo di vigilanza in difesa degli scavi di Gonfienti , sabato 3 Ottobre un drappello di cittadini, una trentina circa, si è radunato in piazza del Comune, e con il volantino/locandina della manifestazione attaccato sul petto si è diretto a piedi verso il sito.
Tutto questo per testimoniare che è ancora vivo l’interesse della comunità pratese per le sorti di questo importantissimo insediamento archeologico, farne conoscere l’esistenza a chi per motivi anagrafici od altro la ignora, far capire l'importanza di recuperare e rendere fruibile questo patrimonio archeologico.
Il ritrovo era stato fissato alle ore 15, la partenza dopo circa mezz’ ora. L’itinerario era: Piazza del Comune, piazza delle Carceri, piazza San Marco, Lungo Bisenzio, poi a Gonfienti lungo la pista ciclabile, sosta davanti al cancello degli scavi e ritorno.
In testa alla marcia c’era Maila Ermini, attrice e autrice di teatro, e Giuseppe Centauro, architetto e studioso del sito.
Alcune persone si sono poi aggiunte durante il tragitto, sia all’ andata che al ritorno, e grazie anche ad una situazione metereologica particolarmente favorevole, i partecipanti sono stati accompagnati per tutto il percorso da un caldo e luminoso sole autunnale.



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E' un evento che si può ben definire storico la pubblicazione della Carta archeologica della Provincia di Prato - dalla Preistoria all' Età romana -, opera curata da Paola Perazzi e Gabriella Poggesi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, la cui realizzazione ha richiesto un impegno distribuito nell’arco di diversi anni e che ha coinvolto varie professionalità e competenze, all'interno e all'esterno della sunnominata Istituzione.
Lo studio, condotto grazie al sostegno dell'Assessorato alla Cultura della Provincia, è stato presentato il 28 giugno di quest’anno nel salone consiliare della Provincia (palazzo Buonamici); erano presenti, oltre naturalmente le due curatrici, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, l'assessore alla Cultura Edoardo Nesi, Andrea Pessina, Soprintendente per i Beni archeologici della Toscana, e Giovannangelo Camporeale, presidente dell'Istituto nazionale di Studi etruschi e italici.
E proprio a quest’ultimo è toccato il compito della presentazione vera e propria dell’opera, compito svolto efficacemente con una estesa ed avvincente esposizione, anche dal punto di vista storico.
Riportiamo dalle “News” del sito della Provincia di Prato del 3 Luglio 2012 :
"Intanto a illustrare la carta archeologica, che finalmente rende giustizia allo straordinario patrimonio di tutto il territorio provinciale grazie al lavoro di Paola Perazzi e Gabriella Poggesi, è stato uno dei numi tutelari dell’archeologia italiana, il professor Giovannangelo Camporeale. Proprio da Camporeale è venuto un nuovo, rilevante, riconoscimento per Gonfienti, come decisivo e potente (anche perché ricco dei pedaggi che venivano pagati) centro etrusco di collegamento negli spostamenti di persone e merci dall’Italia centrale a quella settentrionale. L’etruscologo ha messo in evidenza “il filo rosso”, documentato dalle contaminazioni con gli arredi delle tombe del Carmignanese e con resti di vasi, che collega Prato all’area volterrana. In questo quadro, secondo il soprintendente regionale Pessina, la carta archeologica costituisce “una rivelazione e un trampolino di lancio verso la nuova avventura dell’archeologia pratese, un seme gettato da far fruttificare tutti insieme”.
(Per riascoltare la presentazione della Carta archeologica dalla voce del professor Giovannangelo Camporeale, clicca qui)
Per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico dell’opera, citiamo dalle News del 26 Giugno dell’ “Istituto italiano di Preistoria e Protostoria” :
"La Carta Archeologica della Provincia di Prato dalla preistoria all’età romana” costituisce uno strumento di conoscenza della realtà archeologica del territorio pratese aggiornato al 2011, che coniuga le esigenze della tutela dei beni archeologici con quelle della valorizzazione. Il progetto, condiviso fin dall’inizio e finanziato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e dalla Provincia di Prato, ha previsto un impegno pluriennale da parte di una équipe composta da due archeologi ed un topografo, diretti dai curatori del volume. I risultati della ricerca potranno essere facilmente utilizzati anche dalle Amministrazioni locali, per la pianificazione dello sviluppo del territorio e per una auspicabile valorizzazione culturale delle conoscenze più significative. Il repertorio delle presenze ordinato per Comuni, è corredato da cartografia su base CTR sia a stampa che informatizzata: otto carte georeferenziate, comprendenti un foglio d’insieme 1:50.000 con indicazione delle presenze archeologiche, delle relative fasce di rischio e delle aree vincolate , con alcuni ingrandimenti per le zone a maggiore densità di presenze; 7 fogli in scala 1:25.000 per ciascun Comune. Il corredo cartografico è consultabile in formato digitale nel CD allegato (formato PDF)".
Ed ancora dalle News della Provincia di Prato :
“Nella Carta, pubblicata con l’impegno anche finanziario dell’assessorato alla Cultura della Provincia, confluiscono anni di ricerche, studi e segnalazioni. L'opera, circa seicento pagine arricchite da un esauriente apparato cartografico, mette a fuoco il territorio di Prato, ma consente anche di guardare oltre i confini provinciali, verso le aree transappenniniche, la piana e le colline pistoiesi e fiorentine e il collegamento con la costa tirrenica, riconoscendo dunque al territorio pratese la naturale vocazione di controllo dei transiti e di comunicazione di merci, persone e idee.”
Ma la presentazione della Carta Archeologica è stata anche l’occasione per tornare sulla problematica attuale di Gonfienti, problematica che inevitabilmente è riemersa durante lo spazio concesso alle domande del pubblico (Maurizio Bini, del G.A.O.); ancora dalle “News” :
“Nel corso dell’iniziativa si è parlato anche del futuro di Gonfienti, alla luce dell’intenzione, manifestata dalla società per l'Interporto, di cedere l’area archeologica. “Anche se i terreni dell’area archeologica venissero venduti – ha assicurato il soprintendente Pessina – i vincoli di tutela restano tali e sono rigidissimi”. Non solo: la possibilità di esercitare il diritto di prelazione in fase di vendita potrebbe favorire un intervento pubblico. Certo, c’è da fare i conti con la scarsezza di risorse. Intanto la Provincia – come hanno ricordato Gestri e Nesi – insieme ai diversi Comuni interessati ha candidato il recupero della viabilità di accesso al sito archeologico al riconoscimento di un finanziamento regionale. E grazie a un protocollo d’intesa con la Fondazione Cassa di risparmio vengono messi a disposizione duecentomila euro per l’intervento di messa in sicurezza.”
….. A proposito di Gonfienti – dice Pessina – “vi sono le premesse per la costruzione di un Parco Archeologico o comunque la realizzazione di una mostra che illustri i risultati veramente notevoli di questo scavo.”
Poggesi : “.… lavorare tutti insieme per progettare un vasto Parco Archeologico del Territorio che rendesse conto delle varie realtà ….. ritrovarsi tutti insieme ad un tavolo tecnico, …. la Provincia di Prato, la Regione toscana e il Ministero attraverso la Soprintendenza per pensare a qualcosa di importante, a dare vita ad una parte di Parco, a restituire alla comunità la fruizione dei materiali (di Gonfienti)"
E’ emersa dunque ancora una volta la necessità improrogabile di un Museo cittadino, una mostra permanente che dia possibilità alla popolazione della “fruizione dei materiali" (i reperti degli scavi archeologici); non è più tollerabile che un Pratese, per vedere qualcosa di Gonfienti, sia costretto ad andare a Villa Corsini, nel migliore dei casi.
Ed ancora una volta il nostro gruppo (“l’Offerente”) ripropone una vecchia idea: adibire a Museo del Parco Archeologico di Gonfienti quello che è l’attuale laboratorio di restauro dei reperti stessi: il Mulino Ginori. (vedi anche nel sito alla pag. : I NOSTRI ARTICOLI SUI GIORNALI l’art. “Mostriamo Gonfienti ai bambini”)
